Il bubbo cine

Ohne dich ist alles doof


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welcome back Polly

Non sono mai stata una fan sfegatata di Pj Harvey, se non per un breve periodo durante l’adolescenza, quel momento in cui il classico amico più grande ti apre le porte del favoloso mondo della musica indipendente con quelle compile registrate nelle cassette, che un giorno, a quasi 30 anni, ti ritrovi a sbucaltare tutta la camera per cercare di capire dove diavolo siano finite perché “di sicuro, io non l’ho buttata.”

Dicevamo, PJ Harvey è tornata e a giudicare dai primi ascolti, direi alla grande. “Let England shake” è un album meraviglioso, sicuramente uno dei modi migliori per iniziare l’anno.
Si può ascoltare integralmente qui.

Per ora In the dark places è la mia preferita, ma, conoscendomi cambierò idea altre mille volte.


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Mike Skinner dice basta

Una di quelle notizie che uno non vorrebbe leggere la sera, stanca, appena rientrata da lavoro.
Pare che Mike Skinner aka The Streets abbia intenzione di smettere dopo la pubblicazione del quinto album Computers and blues in uscita fra poco, e lo dice qui, in una lunghissima intervista sul Guardian. Sedetevi comodi e leggete..

Io però continuo a sperare che magari si riprenda e che la fine del progetto The Streets porti all’inizio di qualcosa di nuovo.
Intanto ci dice che il nuovo album sarà “all about dancing and CHATTING SHIT. 45 minutes of 130 bpm style straight spittin. one more banger. dancing music to drink tea” oltre che “dark and futuristic”.


 


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Le parole sono importanti.

Dato per scontato l’assunto che ci ha insegnato il buon Nanni Moretti e che da il titolo al post, ecco che finalmente qualcuno cerca di dare alle parole il giusto spazio, per lo meno 3 minuti.

In tre minuti si possono fare molte cose tipo un buon tè, scegliere un libro, fissare un punto nel nulla senza motivo, mettere a posto la spesa, scegliere quale album ascoltare, decidere cosa fare stasera, dire una cazzata immane, dire la frase che ti farà perdere una persona per sempre, scrivere un messaggio, chiamare la mamma per lamentarsi della tosse, trovare quel pezzo del puzzle che proprio non riuscivi a trovare, leggere almeno 10 strisce dei Peanuts, decidere cosa fare per cena. Così, per dire.
Oppure si può ascoltare Beppe Severgnini che parla brillantemente della parola della settimana in “3 minuti, 1 parola” che andrà in onda ogni lunedì.
Il video è un video, però Beppe è un cartone, disegnato alla vecchia maniera dal magistrale Francesco Angeli.
La parola di questa settimana è “risibili.”

E vi metto il link perché sono idiota e non so mettere i video.

Qui.


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Sono tarrabbiata

No, non è un errore di battitura, è la mia personale traduzione di sangry, ovvero quando sei triste (sad) e arrabbiato (angry), che è quella sensazione che hai quando sei affetto da un disturbo stagionale.
Per lo meno secondo questa esilarante lista di 7 inconfondibili segni:

1. You notice that Seasonal Affective Disorder has the initials SAD, and you’re both sad and angry about this. You make up a new word, “sangry,” and you are. Sangry.

2. You build 14 detailed snowmen with various personalities and traits. Then you kill them. With a blowtorch.

3. Warm cookies cheer you up. At least the first couple dozen do. Then they make you sangry.

4. You build 14 more snowmen, all different from the first 14, but they meet the same fate. And before they do, you say, “Now you will meet the same fate!” as if they understood you and feared the blowtorch.

5. The happy cries of children yelling “snow day!” sound like actual crying to you, and you join in, which scares the children, and then they really do cry.

6. You go swimsuit shopping to cheer up. That’s how bad it’s gotten.

7. You build 14 more snowmen, put swimsuits on them and feed them cookies. Then, the blowtorch.

via.

 


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Bright Eyes – Haile Salassie

Finalmente il mio adorato e musicalmente bulimico Bright Eyes è tornato e siccome tra poco sarà pronto il suo nuovo album “the people’s key” (che uscirà il 15 febbraio, il giorno del suo compleanno), ha preparato per noi un bel singoletto che si intitola “Haile Salassie” (negus etiope e leader della cultura rastafariana), che si può scaricare cliccando sul link qui sotto, basta mettere a disposizione la propria mail. Finalmente, dicevo, è tornato sotto il nome di Bright Eyes, il che ci fa presumere una battuta d’arresto alla sua svolta folk, che ci era comunque piaciuta.

http://api.saddle-creek.com/efa/014/embed.php

Per ora non posso fare a meno di notare che la copertina è una delle più brutte di sempre, e mi dispiace, perché Conor ha sempre avuto buon gusto per l’estetica.

Qui c’è un’intervista che ha rilasciato all’Interview Magazine, e già me lo immagino con le sue meravigliose scarpe raggae rosse.
Di sicuro il ragazzo è maturato, tratta temi un po’ più complessi (tra cui anche la fantascienza di K. Dick o di Vonnegut)  ma dovrò ascoltarlo un bel po’ di volte ancora per farmi un’idea sulla sua svolta, in fondo sono ancora troppo affezionata a quel ragazzino un po’ sfigato che faceva l’amore con la sua chitarra.