Il bubbo cine

Ohne dich ist alles doof


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Ah già, i Pavement

Una aspetta un concerto con un’ansia tremenda, da mesi, e poi si ritrova la mattina al bar mentre addenta un saccottino al cioccolato, legge il giornale, vede un piccolo articoletto quasi nascosto, e si ritrova con le mani nei capelli esclamando “nooooo *********”, perché si rende conto di essersi completamente dimenticata del concerto dei Pavement di questa sera.

E dato che lei non ama andare ai concerti da sola senza qualcuno a cui snocciolare una serie di opinioni personali il più delle volte inutili, stasera si perderà il grande evento all’Estragon. Brava, eh.

Porca puttana, anche.

Voi che siete meno rincoglioniti di me, andate però, e magari poi raccontatemelo.

Io intanto mi metto un post-it sul computer, così magari quello dei Lali Puna me lo ricordo..


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Stasera

Stasera ho voglia di prati, di colli, di margherite, di vestitini leggeri, di un gelato al limone, di una granita e anche di un tramonto, del riflesso del sole mentre scende verso l’orizzonte, ho voglia di un bel panorama, di un sorriso, di un incoraggiamento, di uno stereo in sottofondo e di fischiettare una canzone.
E poi ho voglia di leggerezza, di un po’ di spensieratezza, di allegria.


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Il libro è più bello [cit.]

In un momento di noia, stremata dagli scatoloni che non smettono mai di propormi libri, calendari, ricordi, fogli e cose inutili che mi ero dimenticata di avere e che richiedono a gran voce di guadagnare il proprio posto nella nuova casa, e priva dell’ispirazione giusta per scrivere il nuovo capitolo della tesi più lunga del mondo (nel senso di tempo impiegato, non di pagine scritte, ovviamente), ho deciso che era il momento di vedere quest’Alice nel Paese delle Meraviglie di Burton.
Carino, si, ma niente di più che la storia di Alice riproposta con gli effetti speciali del 2010, perché, non smetterò mai di ripeterlo, il vero genio lì, è Carrol che, avrà avuto tutti i disturbi mentali che vi pare, a quello si è inventato un mondo che sa solo lui..
E comunque, dicevo, del film la cosa che mi è rimasta più nella mente sono i vestiti della spocchiosa biondina, nessuno escluso, ma soprattutto, questo, per cui vorrei poter tornare bambina e non odiare il carnevale, vorrei che mia zia mi cucisse questo vestito come faceva con gli abiti di Rossella O’Hara che immancabilmente iniziavo a proporle dai primi di gennaio:


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Shaun the seep must have

La mia passione per la pecora Shaun (in realtà la mia vera passione è ovviamente e banalmente, Shirley) viene quotidianamente alimentata da oggetti come questi, che quando avrò una casa tutta mia andranno ad ornare i muri di qualche sfortunata stanza.

E forse forse, anche questa di casa, tanto pare che si stacchino con facilità (seh.)


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Ladurée sbarca in Italia, vive la globalisation

E finalmente uno dei miei sogni si è avverato (sogni gastronomici, s’intende) e Ladurée è finalmente arrivato anche da noi.
Ne ho già parlato un pochino a suo tempo, Ladurée è una delle pasticcerie più famose di Parigi, non necessariamente la più buona, è più un marchio di fabbrica che altro, ma è davvero bella da vedere, di quelle cose che ti riempiono gli occhi e assorbono tutto il grigiore di un una città per poter ridare agli abitanti solo colore, un po’ come fa un prisma con la luce. Una di quelle cose che fa bene vedere la mattina prima di entrare in ufficio.
Anche se il rovescio della medaglia è il fatto che ormai, dovunque vai trovi tutto, e quindi i macaron, tipicamente francesi, ora possono essere acquistati anche a Milano, Berlino, Londra, perdendo un po’ di quel fascino spocchiosamente parigino che li rendeva forse ancora più buoni.
Per ora però se passate per via Spadari a Milano, fate un salto a rifarvi gli occhi.

Il prossimo sarà Starbucks, lo so.


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Cynicism

“Cynicism isn’t wisdom,
it’s a lazy way to say that you’ve been burned
It seems, if anything,
you’d be less certain after everything you ever learned”

Mai più senza i testi dei Nana Grizol, anche se uno potrebbe pensare che ascoltare Cynicism come primo pezzo della giornata mentre si va a lavoro non possa essere un buon presagio per la giornata, beh, per me non è stato così. Ci sono canzoni che ti danno conforto, e questo album (Ruth) ne è pieno.

Copioincollo Polaroid sperando di non fargli un torto, perché penso tante cose e ci ho provato, ma qualsiasi parola mi venga in mente non è perfetta come quelle uscite dalla sua tastiera:
Come il sapore salato di una lacrima all’angolo delle labbra mentre cominci, nonostante tutto, a schiudere un sorriso, e hai ancora gli occhi appannati e pesanti ma finalmente senti la forza di rialzarti in piedi. Esiste della musica che sembra capace di prendere in mano le cose, il cuore spezzato, il sogno fallito, il passato perduto, e riaggiustarle, rimetterle insieme senza fare all’apparenza molto di più quello che sapevamo già. Queste canzoni sembrano una convalescenza che ristora. Raccontano tutte più o meno quel momento in cui si riporta a casa la propria vita, quando si passa metà del tempo a leccarsi le ferite e l’altra metà a domandarsi quale strada prendere ora.”

p.s: Il video l’ho preso da you tube, è semplicemente un tipo che dice di aver fatto una foto al suo giardino, che non so nemmeno se è vero, ma l’atmosfera si addice al pezzo e mi piaceva.


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Sul tradurre

“Sul tradurre- esperienze e divagazioni militanti” è un libro bellissimo. E’ un libro bellissimo per chi come me ha sentito la chiamata della traduzione ma non sa dove sbattere la testa, per chi come me quando legge un libro tradotto deve inesorabilmente comprare su amazon la versione originale perché deve sapere per forza come era in originale quel determinato gioco di parole, o per chi, come me, è semplicemente innamorato dell’italiano.
Susanna Basso, l’autrice, è una delle traduttrici più attive del panorama italiano, e ha deciso di raccontare le proprie fatiche, i propri errori e le proprie soddisfazioni in 160 pagine meravigliose (volevo scrivere meravigliose pagine, ma qualcuno mi ha detto che il mio vizio di mettere l’aggettivo davanti al nome fa troppo Manzoni, quindi apprezzate il mio sforzo!).
Si percepisce fin dalle prime righe che questo libro viene dal cuore, e se ne ha la certezza quando l’autrice racconta senza vergogna a noi lettori inesperti i suoi primi tentativi di tradurre Kazuo Ishiguro, un autore piuttosto difficile, che ha preso la grammatica inglese, l’ha fatta sua e ci ha costruito intorno gli intrecci di libri interi, ma anche quando ci racconta il suo metodo di traduzione.
Questo piccolo manuale andrebbe conservato gelosamente nella propria libreria e andrebbe riletto ogni volta che di fronte ad un testo che ci da la sensazione di non riuscire ad onorare nella propria lingua, venga voglia di mollare tutto e fare domanda alle poste.

Quando siedo davanti alle parole di un autore e ascolto la sua scrittura declinare una voce che non mi appartiene, io so che solo con l’invidia saprò sorvegliare il testo dell’altro mentre si fa mio. So di dover utilizzare ogni sillaba del mio invidioso ascolto a garanzia di una fedeltà che non ha nulla a che fare con l’eterna disputa tra la lettera e il senso, ma che si realizza nell’intima impossibilità di staccarmi da tutto ciò che compone la geometria e il mistero di una voce. l’invidia è la mia risorsa; accompagna la lettura, l’elaborazione silenziosa e la genesi del testo tradotto.

Qui trovate anche una breve intervista fatta da Ilide Carmignani (no dico..)

E grazie al mio filosofo di fiducia per avermelo consigliato!