Il bubbo cine

Ohne dich ist alles doof


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Abbiamo vinto un bronzo? chissene.

Io sono innamorata del pattinaggio sul ghiaccio, perché guardo i vestiti delle pattinatrici, mi diverto a commentare quanto poco sexy siano i pattinatori con i loro pantaloni buffi, e sogno di avere anche solo un grammo dell’eleganza di questa graziosa fanciulla canadese, Tessa Virtue.
E’ successo che ieri in gara c’era anche una coppia di italiani, Federica Faiella e Massimo Scali, che fatemelo dire, sono stati grandiosi, perfetti, dei veri campioni, si sono fatti un culo così per recuperare la stanchezza delle Olimpiadi, di quelle coppie leggiadre che nel nostro pattinaggio mancavano da sempre- almeno secondo me.
Bene, hanno vinto la medaglia di bronzo, che non è affatto poco.

Uno dice, si meriteranno un articolo sul corriere.it, no?

No, evidentemente il flop Kostner è ancora più interessante di due ragazzi vincenti. Anche nel link dove uno si illude di poter leggere qualcosa su di loro, non se ne parla. Mi chiedo davvero così ci sia dietro al marchio Kostner, e direi che è l’ora di farla finita. Ma soprattutto, siamo felici che Cavalli abbia smesso di creare obrobri.

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Axolotl Roadkill

“E questa è la mia vita.
Ha una fine struttura cristallina, è traslucida e ha una consistenza termosensibile; è sfocata, è come una vasca sommersa permeabile dalla quale scappare il prima possibile per ritrovarsi improvvisamente a cinquecento metri sott’acqua tra un banco di famelici pesci giganteschi. Decido di rimuovere da questo istante ogni momento di lucidità con la ketamina o con la frase “50 whisky&soda, grazie!”. I mondi di mezzo sono ormai il mio unico contatto con la realtà, o per la precisione con la verità e dopo anni di apatia sono la sola presa sulla vita stessa.
Non vedo nient’altro che onde blu, alghe e capodogli color ocra con le fauci spalancate. Ogni volta che sono ad un passo dal ritrovarmi incastrata fra i denti di uno di questi bestioni con la ferma convinzione di morire di lì a pochi secondi, diventa improvvisamente tutto nero. E non capisco più se sono sdraiata, o in piedi o se sono ancora seduta ni braccio a questo capellone malandato che dorme a petto nudo in uno dei divanetti fatti apposta per scopare.
Per prima cosa vedo una moltitudine di figure nere e minacciose.
Poi mi si avvicina una cicciona vestita con una tutina di latex che mi offre un tovagliolino mentre porta a spasso al guinzaglio tre tipi che sembrano asessuati.

Le chiedo: “Può darmi piuttosto il boa constrictor per un attimo?”. Il mio sguardo ora è catturato da un’ulcera nelle fauci del pesce nella cui bocca sto nuotando. Chiudo gli occhi e quando li apro di nuovo mi trovo con Ofelia e due sconosciuti in un gabinetto. Non appena prendo coscienza del mio corpo e mi rendo conto che riesco a pensare autonomamente, ecco che la memoria a breve e lungo termine smettono di andare in sincrono. Il passato e il presente si fondono, le fauci del pesce e l’ambiente isterico che mi circonda si dissolvono l’uno nell’altro, la percezione del tempo è uno spazio in cui si ammucchiano i ricordi. Mi sembra quasi di morire, vengo presa dal panico, mi convinco che questa condizione non dipende dalla mia morte imminente, ma piuttosto dai processi neurochimici che avvengono nei lobi temporali del mio cervello. Ofelia è in piedi sulla tazza che prepara tre righe di speed sul muro che separa i due gabinetti. Intanto scaraventa ridendo la cintura e una scarpa di là dalla porta. Non riesco più a distinguere i bassi dei migliori dj europei dai rumori di quelli che stanno fuori dalla porta. Ho una mano tutta mia, due gambe tutte mie, e un senso dell’equilibrio tutto mio. Mi faccio strada tra le pareti di acciaio e la neutralità iperdimensionale di una situazione che può obiettivamente essere definita come “inadeguata”. Come ho detto: acciaio. Pozze di vodka, corpi, bocche, capelli, sudore, voglie sotto le ascelle, un terrier tedesco tatuato sul braccio di una pr, carne cruda, luci strobo.

“Ehi, guarda che pupille hai!”
“Grazie della conversazione.”
Il tipo di prima dell’ecsasy intanto si nasconde dietro ad una maglia blu di ciniglia e masticando una gomma mi appiccica alla parete come se fossimo nel video di una ballata rock.
Io urlo:” Ehi bello, vattene via, dai”
“Posso fotografarle?”
“Vada a farsi fottere!”
“dai, fammi fotografare un attimo le tue pupille!”
“no, vattene!”
“Per caso conosci il film Romance? Perché possiamo amarci solo se c’è un tavolo fra di noi?”
“Conosco Ultimo Tango a Parigi, dove c’è la ragazza che improvvisamente spara a Marlon Brando e lui, poco prima di morire con un buco in pancia, appiccica una gomma sotto il balcone. Yes, yes, yes.”

Ecco, questa è la mia traduzione di un estratto dal romanzo che ormai è diventato il caso editoriale tedesco, ovvero “Axolotl Roadkill” Di Helene Hegemann,  un romanzo che letto in tedesco è di una perfezione disarmante, con delle intuizioni assolutamente geniali che in italiano viene fuori una cagata.
Il problema non è quello della traduzione in sé, ma che la scrittrice (una viziata 17enne figlia di papà) usa un linguaggio davvero troppo tedesco, sviscera le questioni senza lasciare spazio all’immaginazione che piace tanto invece alla lingua italiana, usa paroloni di cui anche lei non conosce il significato.
Il romanzo ancora non è uscito in Italia, ma dovrebbe essere in traduzione, anche se non si sa da chi..sono proprio curiosa di vedere come andrà da noi questo fenomeno commerciale che fa tanto Melissa P…