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Pane, amore e fantasia

3 commenti

Ieri sera ho deciso di sacrificare la sessione settimanale di Scrubs per guardare un film di cui ho sempre sentito parlare ma mai visto, ovvero “Pane, amore e fantasia“, capolavoro del ’53 di Comencini.
Attori principali, Gina Lollobrigida, Vittorio de Sica, Tina Pica (fanstastica).
Sarà che mi ricorda l’infanzia di mamma, sarà che metà della mia famiglia abita nella zona in cui si svolge il film, sarà che il dialetto della Lollo è un po’ anche mio, sarà che la scena della processione l’ho rivissuta ogni 1 agosto (quando portano la Madonna alla chiesetta ggiù), ma il film mi è proprio piaciuto.
La storia è molto semplice, un paesino di contadini della Ciociaria, la più bella del paese contesa fra più uomini che alla fine si concede al giovane carabiniere, e il maresciallo appena trasferito che si innamora prima di lei e poi di Anna, la levatrice del paese.
Ma la trama deve essere semplice, perché il bello del film è tutto il resto, è tutta la vita che si svolge in paese, i vecchietti che parlano in piazza, le ragazze che si spostavano con l’asino, il venditore di tessuti che chiama a gran voce tutte le donne che poi litigano per la stoffa più bella, la mamma di Maria che cerca di maritarla in tutti i modi perché avere una figlia non sposata era un’infamia, le donne in processione per andare da Sant’Antonio, la domestica del maresciallo che gli fa da mamma (una Tina Pica fantastica!).
Un paese povero, ma estremamente vitale, terra di lavoratori, di pettegoli e di curiosi, un paese fantastico, che rispechia perfettamente quella che era l’Italia contadina del dopoguerra. Perché chi viveva nelle città forse non ha mai conosciuto la vita di paese; ci sono cose che non si possono spiegare, le sensazioni, le parole, le antipatie, la vita di piazza, il non chiudersi mai in casa, l’andare nel bosco a raccogliere fragole, o funghi, o ciliegie o quello che c’era. Essere poveri si, ma sapendosi accontentare di quello che dava la terra, della propria famiglia senza prentendere altro.
Il titolo stesso del film, nasce da questa battuta:

De Sica: «Che mangi»?
Contadino: «Pane, marescià!»
De Sica: «E dentro?»
Contadino: «Fantasia!!»

Tanto per la cronaca, metà della mia famigila abita qui (e ovviamente riempie tutto il paese):

E quella bambina in posizione da gringo è mia mamma in una foto dell’epoca:

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3 thoughts on “Pane, amore e fantasia

  1. Cecina, ma allora dicevi davvero della mail! non so perchè non mi è arrivata…il mio indirizzo è quello che c’è nel blog, sarah.mazzetti@gmail.com…bho

  2. Canterano! un posto della memoria e del cuore. Un posto dove per 32 anni non ho mai mancato di tornare, nella mia casetta d’estate per la festa e durante l’inverno per i finesettimana ( magari non proprio tutti). Ultimamente ci siamo un pò trascurati io e Canterano, un pò per il mio lavoro e le ferie che devo distribuire bene per non farmi mancare mai quei 20 giorni di mare l’anno, un pò perchè Lui ha perso un pò di smalto negli ultimi tempi. I mitologici vecchi sono quasi tutti scomparsi, ed i giovani quelli di quando lo ero io sono cresciuti. A dire il vero quelli di adesso, i giovani, non reggono proprio il confronto! credo che dovrò aspettare ancora un pò per ritrovare la magia di una volta. Nella vecchiaia, e nel fluire del tempo, tutto si ricrea anche se con una vista diversa.
    ciao Lorenzo

  3. Esatto, Canterano!
    Ti dirò, il paese negli anni è cambiato, ovviamente, ma si respira sempre la stessa aria..i giovani in fondo, nonostante siamo più “cosmopoliti” tengono sempre vive le piccole tradizioni, e io ci torno sempre volentieri, a parte per trovare tutti i cugini, zii e nonna ovviamente, ma anche per riposarmi un po’ e vivere il paese come ero abituata a fare da piccola!
    Per dirti, ora abito in un palazzo in cui non conosco nemmeno di faccia tutti i miei vicini di pianerottolo..e credimi, faccio una gran fatica ad abituarmi a questo modo di vivere!

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