Il bubbo cine

Ohne dich ist alles doof


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Alopecia?

Tornerò presto a dominare il mio blog, dal 21 dovrebbero mettermi la linea, anche se ormai posso dire che non ci credo neanche più..

Tornerò anche con dei commenti sul nuovo Why?, Alopecia, e su nuove serie tv.
E tante altre mirabolanti avventure!!!(tipo che ieri ho avuto fra le mani per pochi nanosecondi l’Iphone, tipo che è una delle cose più fantastiche e più avanti mai viste, tipo che fino a ieri storcevo il naso e mi chiedevo se fosse poi così utile, ma ieri, appunto, mi sono resa conto che se la tecnologia finisce tra le mani di chi la sa veramente usare, è una gran cosa..)

Stay tuned!


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La pecora bianca vs. Ryanair

A parte che oggi il mio fratellone diventa 30 enne e entra in una fase della vita piuttosto particolare, a parte il fatto che gli faccio più auguri di tutti gli auguri del mondo e che spero vivamente di andare a vivere vicino a lui in futuro, dovunque sia, a parte questo proprio oggi ho avuto la prova che la pecora bianca della famiglia è lui (come del resto ho sempre sospettato!).
Essendo il mio fratellone assistente dell’europarlamentare Francesco Ferrari, che si occupa tra le altre cose anche dei trasporti, ed essendo il mio fratellone piuttosto attento a non regalare soldi a chi non li merita, ed ancora essendo abituato a viaggiare con compagnie low-cost, si è preso a cuore la faccenda Ryanair, come si vede da un articolo apparso oggi sulla Stampa.it.
Ovvero, ma siamo proprio sicuri che queste compagnie low-cost siano poi davvero più convenienti delle compagnie di bandiera? Non è che da qualche parte c’è la fregatura?
E quindi il mio fratellone ha svviato un’indagine parlamentare proprio su questa faccenda. Per fare un po’ di luce e per agevolare tutti quelli che con le compagnie low-cost invece di risparmiare, ci (quasi) rimettono.
Qui l’articolo:

Paghi di più se sei cieco e hai un cane, se hai fra i 14 e i 18 anni e voli non accompagnato, se hai la mobilità ridotta, se richiedi un qualche tipo di assistenza in aeroporto, se hai un bagaglio voluminoso, se vai dall’Italia al Regno Unito, se hai un bebé al seguito, se siete più di nove e avete un’unica prenotazione. Paghi di più perché, se ricadi in una di queste categorie e scegli Ryanair, non ti è concesso di fare il check-in online, l’unica via con cui la compagnia low cost consente ai passeggeri di registrarsi gratuitamente per essere ammessi a bordo.

Incredibile, ma vero. E’ l’effetto della nuova strategia commerciale del vettore irlandese, una pratica che, vista dai banchi del parlamento europeo, esala discriminazione, scarsa trasparenza, e propensione a tartassare chi viaggia. Per questo ora si chiede alla Commissione Ue di indagare. E, se possibile, di «porre immediato rimedio» a questa «ambigua situazione».

Probabile che molti si stessero chiedendo quando qualcuno avrebbe detto e fatto qualcosa. Negli ultimi mesi la società fondata dall’esuberante Michael O’Leary, la regina delle tariffe “no-frills” pubblicizzate a basso costo, ha modificato radicalmente la politica degli imbarchi. Ha stabilito che il check-in può essere effettuato a titolo gratuito solo attraverso il computer, ma a condizione che si viaggi col bagaglio a mano. Chi si presenta al gate senza la carta di imbarco preconcordata deve sborsare 4 euro a tratta. Chi ha una valigia deve versarne da 18 a 26 (in dicembre erano 12), chi ne ha due passa a 62 euro. Altro che biglietto a prezzo di saldo.

Francesco Ferrari, eurodeputato del gruppo liberaldemocratico, già dubbioso sull’opportunità di remunerare un servizio ineludibile come il check-in, s’è convinto che la compagnia «precluda arbitrariamente ed ingiustificatamente» la possibilità del costo zero a tutta una serie di categorie deboli, cioè poi sono quelle sopraccitate. Così ha scritto un’interrogazione alla Commissione Ue, che già ha numerosi dossier intitolati alla superdenunciata Ryanair, evocando la possibilità che il comportamento del vettore sia in contrasto con tutta una serie di misure comunitarie. L’eurogoverno ha tre settimane per rispondere. Intanto numerose associazioni di consumatori italiane stanno valutando un’azione di rivalsa collettiva.

Non è solo il check-in a tradimento. C’è anche l’ostacolo delle carte di credito. Come è noto un biglietto Ryanair può essere acquistato solo online con pagamento elettronico e, sin qui, tutto bene. Capita però che l’operazione, ancora inevitabile, comporti un costo aggiuntivo per sei dei sette emittenti ammessi. Sono 8 euro in più e, fino a poco fa, se ne pagavano 5. Sempre meno della Sn Brussels che impone 10 euro per volo preso in rete. «Non ritiene la Commissione che vengano meno i requisiti di chiarezza – s’interroga Ferrari – e che sia tutta una discriminazione bella e buona». Si attende la risposta.

Facciamo un esempio? L’immancabile famiglia Rossi, padre, madre, un figlio cresciuto e uno in fasce, vede la reclame di un Roma-Londra a un centesimo. Gli piace l’idea. Va sul web con spirito flessibile e trova il giorno buono. Acquista felice tre andata e ritorno da 0,01 euro per tratta, quindi scopre che il lattante paga 15 più 15. Fa il totale e con le tasse arriva a 205. Non è finita. In quattro hanno due valigie da consegnare, non sa mai che tempo farà (52 euro). Per prudenza chiedono anche l’assicurazione, la prudenza non è mai troppa (42 euro). Poi, visto che sono una bella squadra, optano anche per l’imbarco prioritario (24 euro). A quel punto il tale è arrivato a 332 euro, conto che sale ulteriormente quando digitano il numero della carta di credito.

In effetti è poco per portare quattro persone a vedere Trafalgar Square. Però non è il centesimo a cranio promesso dalla pubblicità. Anzi, non gli assomiglia nemmeno lontanamente.