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Di Starbucks e altre leggende metropolitane

11 commenti

L’altra sera si è discusso con lei di come a Londra si stia bene e di come sia piacevole passare qualche ora in uno Starbucks, con i divanetti in velluto e queste gigantesche tazzone di caffè a dei gusti piuttosto improponibili.
E io ho detto “ma vedrai che a Milano staranno già programmando un’apertura” e mi è stato risposto che con le lobby di baristi italiani sarà praticamente impossibile che facciano aprire una specie di grande magazzino del caffè americano (perché anche se fanno l’espresso, non sarà davvero niente di simile a quello dei nostri bar), mi è anche stato detto che appunto, forse è proprio Starbucks stesso che non è interessato ad aprire un mercato in Italia, proprio perché qui il caffè è un discorso un po’ particolare.
Io ho pensato che il problema non è l’espresso, perché quello continuerà ad essere il miglior modo per passare la pausa-caffè; è più che Starbucks incarna una concezione di bar diversa dalla nostra (non ci sono mai stata, è vero, ma so comunque di cosa si tratta); noi al bar ci passiamo giusto quei 2 minuti per un caffè, o al massimo 10 minuti per bere un succo con le amiche, poi inizi a vedere il barista che ti guarda storto perché stai occupando un posto senza consumare. Lo Starbucks è diverso, ci puoi passare le ore, assaggiare i dolcetti, andare su internet col tuo portatile (cosa impensabile in Italia, dove piuttosto che darti internet gratis si tagliano un braccio, forse solo negli alberghi ma tanto lo mettono nel conto della stanza), leggere il tuo libro preferito e bere questi buffissimi bibitoni di “Mocha Frappuccino”, “Amaretto Cappuccino” o “Caramel Macchiato” con quintalate di panna e il cioccolato sopra.
Insomma qui non si tratta di mettere in discussione il nostro favoloso espresso, quello resterà sempre unico, e nemmeno il nostro cappuccino (anche se ormai i baristi che lo sanno fare davvero si contano sulle dita di due mani), ma di riuscire a goderci di più un momento piacevole come quello del bar, di riuscire a rilassarsi senza aver sempre il pensiero di doversi alzare per non occupare il tavolo inutilmente, di gustarci una fetta di torta e intanto mandare una mail ad un’amica o aggiornare il blog!
Ci stavamo chiedendo anche dove sarebbe la città migliore per aprire, io ho banalmente proposto Milano, ma ha vinto Bologna con due voti a uno. Quindi, il nuovo motto dopo “anche io voglio una rotonda sotto casa” sarà “anche io voglio uno Starbucks sotto casa”.
Tra l’altro sono rimasta piacevolmente colpita dal fatto che anche lei abbia parlato un bel po’ di tempo fa della stessa cosa!

Capitolo musica: a me l’album dei Canadians non è mica dispiaciuto..Summer teenage girl ha un vago sapore di nerdata alla Weezer, ma sarà che mi ha piacevolmente accompagnato durante la scrittura di questa malefica ed inutile tesina, il mio giudizio è positivo! Cari miei Candians, però, permettetemi di dire che la copertina non mi piace, ci ho provato ma proprio non mi piace; e dore che so per certo che vi sono arrivate delle cose mooooooolto più carine… (cough cough)
Scaricatevi She moves Francis da lui, perché merita!
E poi si, io arrivo dei mesi dopo, però la canzone della motorola spakke! Per la cronaca è degli Shiny Toy Guns- Le Disko.

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11 thoughts on “Di Starbucks e altre leggende metropolitane

  1. wow! ho trovato il tuo blog per caso e, oltre al nome, abbiamo un bel pò di cose in comune! Solo negli ultimi post Starbucks, indie, ipod, balenciaga… strano! ^^

    Comunque ti segnalo che, se ti accontenti, Zara ha fatto una copia quasi identica del Blazer a righe di Balenciaga. ^^

  2. A me piacerebbe aprirne uno, se non Starbucks, almeno simile. Chessò magari metà negozio di elettronica gestito da me, piri e daniel e il baretto con te, rocca e frikkio!

  3. solo che se starbucks apre non apre con UNA caffetteria a Milano e UNA a bologna, quello più che altro è il modello d’introduzione delle catene d’abbigliamento; per starbucks si tratta di creare una realtà più diffusa, più tipo McDonald se dobbiamo fare un paragone..e si, non è una cosa da poco, è un modo totalmente diverso dal nostro di pensare la pausa caffè…sul fatto che prima o poi apriranno: sinceramente penso più poi che prima, guardando sul sito non mi sembra che ci sia nessuna intenzione di aprirsi al mercato italiano, e se ci fosse penso la pubblicizzerebbero…
    Bho, io voglio i divani!

  4. Eh, in effetti anche io nel sito ho cercato qualcosa tipo “next open Milan, Bologna, Rome, Tourin”, ma no, non c’era niente del genere..
    Potremmo eventualmente cercare dei divani simili e piazzarceli in camera, boh..

  5. E tutti quanti sorseggiare il caffè di Lenz, che addizionato con aromi esotici ed inutilmente etnici, sarebbe un ottimo concorrente a quello starbucksiano.

    Tu kikka non hai sentito il caffè di lenz ma gli elementi centrali erano qusti, per darti l’idea: moka ferma da diversi anni, caffè scarso, molta acqua.
    Secondo me la ricetta è quella…

  6. Il caffè del Lenz era letale, e per questo veniva evitato come la peste. Alla proposta “chi vuole il caffè?” il Lenz rimaneva misteriosamente solo in cucina….
    Who knows…

  7. AhAh! Poor Lenzi…e comunque che si sappia, il caffè americano una volta ogni tanto a metà pomeriggio ci sta, ma la mattina no…davvero no..non ci credo che c’è gente che ogni santo giorno a colazione si fa quel beverone lì…a me [che son partita apprezzandolo] è bastato un mese e già non lo voglio più vedere neanche in cartolina..

  8. Beh cecilia,io da Starbucks a New York lo scorso anno ci ho fatto una colazione a base di torte buone e caffè a litri.. :)
    Non si può fare tutti i giorni
    ma vuoi mettere una giornata piovosa, libri, il tuo fidato mac e chiacchere con le amiche anche per ore intere senza che nessuno ti guardi male e ti voglia far alzare dal tavolo???
    Buon pomeriggio!
    p.s.logico che la nostra tazzina di caffè è tutta un’altra cosa!

  9. Infatti! credo tu abbia colto perfettamente nel segno quello che volevo dire, l’espresso non si tocca, è una cosa troppo buona e troppo “italiana”, però a volte dovremo imparare a “taking it easy” come fanno gli americani, e goderci quando è possibile qualche ora di pace!

  10. Felice che il disco ti sia piaciuto :)
    Per quel che riguarda la copertina, abbiamo fatto come in ogni democrazia: per alzata di mano. La copertina che ha vinto è quella che avevo messo d’accordo un po’ tutti.
    Appena abbiamo un secondo pubblicheremo tutte le altre che ci sono arrivate :)

    A presto
    ciaociao

    Max

  11. Ciao Dietnam, che onore!
    Immaginavo che la scelta fosse basata sulla buona vecchia democrazia, però sono di parte perché un’amica (la kikka sul blogroll) vi ha mandato le sue cose e per me sono bellissime!!
    Molto carina l’idea di pubblicarle lo stesso!

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