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Per me, Il diavolo veste De La Renta

2 commenti

Sto leggendo in questi giorni la versione in lingua originale de “il diavolo veste Prada”, che ho iniziato pensando di ritrovarmi di fronte al solito libricino divertente della serie “I love shopping“, che si possa leggere in un paio di giorni, nelle pause dallo studio o robe così..
Invece, nonostante sia ancora quasi all’inizio, mi sono già ricreduta, il libro è brillante, ideato bene e REALMENTE divertente. Il fatto che sia in lingua originale poi, mi permette di gustarlo ancora di più, perché sono convinta che alcune battute, alcune immagini, tradotte non hanno comunque lo stesso impatto.
Il libro fa parte della cosiddetta Chick lit (chick da chick=pollastrella e lit=literature), ovvero un nuovo genere letterario degli anni ’90 rappresentato da scrittrici soprattutto britanniche e americane, che si rivolgono prevalentemente a un pubblico di donne giovani, single e in carriera. Sto parlando di Helen Fielding, Sophie Kinsella o Melissa Blank.
La trama la conoscono quasi tutti, per via del film che è uscito l’anno scorso, che però è totalmente diverso dal libro; i personaggi hanno caratteri differenti da quelli descritti dalla Weisberger, e anche i rapporti interpersonali sono diversi. Ad esempio, il rapporto fra la protagonista e l’assistente è di collaborazione, e questo nel film non è per niente evidenziato.
In ogni caso, la protagonista è Andrea Sachs, laureata alla Brown, col sogno di diventare scrittrice per il nobile The New Yorker, che trova per puro caso un posto come assistente di Miranda Priestly (ricalcata da Anna Wintour, direttrice di Vogue America) presso la rivista Runaway, bibbia fashion di cui la povera Andrea ignorava completamente l’esistenza. Obbligata ad accettare quello che è un lavoro che “millions of girls would die for“, si ritrova a fare da segretaria a suddetta arpia e icona della moda, nonostante lei sia tutto ciò che è contrario alla parola fashion.
Mi fermo qui, casomai qualcuno non avesse visto il film e non volesse sapere in anticipo la fine.
Ovviamente si tratta di un libro per femmine, non credo che sarebbe interessante per un maschietto, destreggiarsi fra scarpe Jimmy Choo, Manolo, e abiti Chanel, Gucci, De la Renta e robe così; però, per spezzare la monotonia di letture un po’ più impegnative, non credo ci sia niente di male a leggersi qualcosa di meno pesante!

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2 thoughts on “Per me, Il diavolo veste De La Renta

  1. A me il film non è piaciuto neanche un po’!
    A confermare che forse non è trama da maschietti!

  2. Il film fa piuttosto cagare in effetti, non mi vergogno ad ammetterlo!
    il libro invece è divertente, ottimo da leggere nelle due ore di bus per tornare a casa, o mentre bebo gioca a ammazzaammazzasparaspara e non so cosa fare!

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